Domenica, 20 Mag 2012
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Scritto da Administrator   
Lunedì 13 Settembre 2010 22:05

6. Il fattore mentale

E’ noto a tutti che pur con un’ottima stagione di allenamento ed un perfetto stato di forma fisica, la prestazione nelle competizioni può non portare al successo se non si è mentalmente “forti” nella propria testa. Ricordo di un famoso maratoneta spagnolo che in una importante competizione disse all’atleta italiano che gli correva accanto: “no estoy con la cabeza” e si ritirò dopo poco. Non aveva problemi fisici o malesseri, semplicemente gli mancava qualcosa nella testa per insistere nello sforzo. Quel qualcosa poteva essere: la motivazione, la percezione dell’obiettivo, la gestione della fatica e del dolore che inevitabilmente ogni atleta deve sopportare specie nello sport di durata. L'atleta deve potere sopportare la pressione, sviluppare la fiducia in sé, restare concentrato e motivato, gestire la strategia di gara, i momenti difficili... Tutto ciò si può migliorare. Orbene, contrariamente a ciò che possa sembrare, il fattore mentale si può allenare nello stesso modo in cui si allenano gli altri parametri fisiologici.

Con l’aiuto dell’allenatore (o di un vero e proprio specialista, come un medico psicologo specializzato in  psicologia dello sport) si deve quindi lavorare:

  1. - sulla motivazione, ponendosi degli obiettivi a breve e lungo termine, chiari e condivisi per progredire;
  2. - sulla gestione del dolore per riuscire a modificare la percezione ed il controllo dello stesso (quando i muscoli “bruciano”, possiamo pensare…”che fatica!” oppure semplicemente …”bene, stiamo lavorando a fondo!”, in questo modo abbiamo già provato a modificare la percezione del dolore)
  3. - sulla gestione dell’ansia prima e durante la competizione (imparare ad usare il pensiero positivo, sappiamo tutti quanto sia negativo prima o durante una competizione pensare: non sono preparato, è troppo duro, non ne posso più, non finisce più, etc.)
  4. - sulla concentrazione nelle competizioni, imparando ad esempio a focalizzare la mente, prima della gara, sul percorso, sulle strategie di gara, sui movimenti tecnici e durante la gara magari dividere la prova in sotto-obiettivi, concentrandosi solo sulla salita attuale senza pensare alle seguenti, pensare all'avversario che stà davanti e non a tutti gli altri e così via...ovviamente senza strafare, perchè salite e avversari ce ne saranno tanti altri.

Considerata la particolare attenzione del nostro sci club allo sport giovanile, che presenta delle caratteristiche e problematiche specifiche, diverse da quelle che riguardano ad esempio l’atleta maturo, ritengo utile trattare, per sommi capi, quegli aspetti particolari su cui occorre porre la massima attenzione per evitare (o quantomeno limitare) i problemi che possono più facilmente riguardare gli atleti giovani nella loro fase evolutiva, evidenziando i compiti essenziali che l’allenatore deve svolgere sia a livello di squadra che di singolo atleta. Nello svolgimento di tali compiti, l’allenatore deve naturalmente essere supportato e coadiuvato da tutto il team di preparatori e dal direttivo della squadra, al fine di aiutare gli atleti ad ottimizzare la preparazione sportiva e la gestione della gara (prima, dopo e durante). Alcune di tali competenze possono essere acquisite dell’allenatore mediante una specifica formazione in psicologia sportiva, per parte di esse può essere necessario il supporto di uno psicologo (laureato in psicologia, con formazione specifica nel settore mediante master in psicologia sportiva).

Tra i compiti specifici ricordiamo:

  1. - comunicazione, cercando di sviluppare un senso di appartenenza al gruppo (il gruppo siamo NOI, l’allenatore è uno del gruppo)
  2. - trasmettere ad ogni atleta la consapevolezza della propria precisa identità tecnica all’interno del gruppo che lo motivi all’allenamento e lo faccia identificare nel suo ruolo
  3. - fissare obiettivi comuni e chiari, regole da rispettare, orari etc., fattori questi che favoriscono la coesione del gruppo e prevengono eventuali conflitti
  4. - evitare punizioni eccessive che rischiano di far aumentare la paura di incorrere nell’errore
  5. - rappresentare un modello, creare uno stato d’animo sereno, assumendosi il peso delle responsabilità
  6. - curare il rapporto con i genitori e gestire le inevitabili interferenze con gli altri impegni del giovane (scuola, famiglia etc.)
  7. - saper leggere i bisogni del giovane atleta
  8. - curare la motivazione e prevenire l’abbandono dell’agonismo (drop-out)
  9. - porre attenzione alle problematiche psicologiche legate alla pratica sportiva ed alla gestione dello stress (rilassamento, concentrazione, autonomizzazione delle strategie).

  

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Settembre 2010 20:21